LACUS POPULENSIS, era così chiamato il lago che, circa 2 milioni di anni fa, occupava l’intera Valle Peligna, dalle gole di Popoli fino a Prezza, Pettorano e Pacentro.
Numerosi reperti, consistenti in pezzi di selce, utilizzati per la caccia e la difesa, ed ossa di animali quali cervi ed addirittura ippopotami, venuti alla luce durante gli scavi sul sito in contrada “DA SOMMA”, testimoniano la presenza dell’uomo nelle nostre zone da circa 350 – 300 mila anni fa. Tali reperti sono custoditi nel Museo Archeologico di Chieti, insieme ad altri di epoca più tarda, quali punteruoli, ciottoli e raschiatoi.
Durante gli scavi per la costruzione dell’allevamento di trote, in prossimità delle sorgenti del fiume S. Callisto, è venuto alla luce un altro sito preistorico di grande interesse: il primo vero insediamento stabile di villaggio neolitico in una zona idonea alla difesa e alla vita di tutti i giorni, grazie alla presenza di vari corsi d’acqua che fertilizzano il terreno. Tra i reperti raccolti e custoditi nel museo di Chieti si contano stoviglie decorate, ceramiche dipinte e una grande quantità di anse tubolari e a rocchetto. Dallo stesso sito sono stati prelevati altri reperti dell’ età del bronzo, di epoca romana ed anche medievale, a testimonianza della presenza dell’uomo in modo continuativo nelle nostre zone.
Molteplici sono le ipotesi sull’origine del nome “Popoli”: le più fantasiose sono quelle che vogliono far derivare il nome da “pioppo”, in latino “populus” , oppure dal termine latino “paupero pauperes” che significa “poveri”. La teoria più recente ed accreditata prende origine dai cristiani che, fuggiti da Corfinio, si rifugiarono nell’ agro popolose e si unirono formando dapprima un agglomerato urbano ed in seguito una “civitas” che chiamarono Popoli, nel senso di unione di più persone.
l primo documento che parla di Popoli e risalente all’ 816 d.C. è la Cronaca del Monastero di S. Vincenzo al Volturno; con tale documento l’ Imperatore Ludovico II conferma ai monaci di detto Monastero il possesso della Chiesa di S. Liberatore “dove sorge il Pescara”.
Anche Giulio Cesare, nel suo “De Bello Gallico”, fa riferimento ad un “ponte sull’ Aterno a tre miglia romane da Corfinio”, che senza alcun dubbio si può individuare nell’ agro popolose, nonostante nel recente passato molti storici lo abbiamo collocato in contrade diverse.
ll nome di Popoli viene fuori definitivamente nell’ anno 1015 – 1016, quando Tidolfo, Vescovo di Valva, fa costruire la torre del Castello di Popoli in “onore et reverentia” di S. Pelino.
La proprietà della citta rimbalza tra il Vescovo di Valva e l’ Abate di Casauria, fino all’ avvento dei Normanni e con loro di Ugo Malmozzetto che, con l’inganno, si impadronisce di Popoli dopo aver depredato l’ Abbazia di Casauria. Il successivo Signore di Popoli fu Guglielmo Dragone, detto Tassone, che partendo per la Terra Santa svende i propri possedimenti, tra cui Popoli, a Riccardo Conte di Manoppello. Nel 1268 la città diventa dominio della famiglia Cantelmo, con Giacomo I (1268 – 1288) venuto in Italia dalla Provenza, al seguito di Carlo D’Angiò, vincitore della battaglia di Tagliacozzo. La Signoria dei Cantelmo, iniziata nel 1268 con Giacomo I Signore di Popoli, domina la città per 481 anni fino al 1749, anno in cui, a seguito della morte di Giuseppe III Cantelmo, XXIII Signore XVI Conte IX Duca e IV Principe, il feudo passa a Camilla, sorella di quest’ ultimo e sposa di Leonardo Tocco Principe di Montemiletto.
Oltre al capostipite Giacomo I, dei 23 Cantelmo i più famosi o quelli che lasciarono un ricordo tangibile sono:
Nicola, XI Signore IV Conte di Popoli e I Duca di Sora
Giovanni, IV Signore, che fece costruire la Taverna Ducale, monumento unico di architettura medievale abruzzese
Restaino, XIV Signore VII Conte, che terminò la facciata della Chiesa di S. Francesco ed il Palazzo Ducale
Giovan Giuseppe Bonaventura, figlio di Restaino, XV Signore VIII Conte e I Duca di Popoli, ultimo della linea diretta dei Cantelmo, che morì nel 1560 senza eredi, essendo i suoi figli deceduti prima di lui.
Nel 1560 il Ducato passa a Giulio Cesare Cantelmo, del ramo di Pettorano, che da semplice Signore diventa Conte e Duca, con beni e ricchezze mai possedute, cosa che si evince dal testamento di suo fratello Ottavio Cantelmo, che ne diviene successore nel 1595, soltanto trent’anni dopo aver ereditato il Ducato di Popoli.
ltri personaggi da annoverare sono il Cardinale Giacomo Cantelmo, già Arcivescovo di Napoli, che arricchì con splendide opere d’arte, provenienti per la maggior parte da Corfinio, la Villa dei Cantelmo o della Falca situata presso le sorgenti del fiume Giardino, e Andrea Cantelmo, Capitano Generale del Re di Spagna e Vicerè di Catalogna.
Dall’ estinzione della dinastia dei Cantelmo nel 1749 sino alla fine del secolo, la città di Popoli ebbe un grande sviluppo economico, industriale e culturale, che tuttavia subì una battuta d’arresto nel 1798 quando i Francesi invasero il Regno di Napoli, passando anche per Popoli. Il passaggio fu ostacolato dai popolesi con una forte resistenza sul ponte di Attoja; in tale occasione il popolose Pietro Rico uccise con un colpo di archibugio il Generale Point, scatenando le ire dei francesi che, per tutta risposta, lo fucilarono e conquistarono Popoli, mettendo la città a ferro e fuoco per 5 giorni e 5 notti. Molte abitazioni furono date alle fiamme e tra queste anche la Casa Comunale con il relativo archivio contenente gran parte della nostra storia andata perduta.
Con il ritorno dei Borboni Popoli tornò a vivere un’ altra rinascita economica, grazie alla sua posizione geografica: la città era chiamata “la Chiave dei Tre Abruzzi” perché posta sul crocevia delle grandi strade di comunicazione tra il Nord e Napoli.
A seguito dell’ Unità d’Italia e la conseguente fine del Regno Borbonico, Popoli soffrì il fenomeno del brigantaggio. La tradizione vuole che la città avesse il suo brigante nella persona di Raffaele Di Gregorio, conosciuto come “Brigante Muttitto”, che fu tradito ed imprigionato a causa del suo attaccamento alla vecchia madre, sua grande debolezza. La storia narra di un arresto avvenuto durante una della tante visite del brigante alla casa materna, situata nella periferia di Popoli, in prossimità del Castello.
Alla fine del 1800 risale la costruzione delle Terme (1874), visitate anche dal Re Vittorio Emanuele III, come attestano vari documenti, e distrutte durante l’ultimo conflitto mondiale; solo negli ultimi anni sono tornate a funzionare ma in un luogo diverso.
Era la fine del 1800 e l’inizio del 1900 Popoli vede realizzate grandi opere pubbliche, tra cui l’acquedotto, che utilizza le acque del S. Callisto, la rete fognaria e l’illuminazione elettrica, caldamente volute e in gran parte realizzate grazie al contributo di Alfonso Colarossi-Mancini, Sindaco di Popoli in quel periodo, nonché storico e autore, tra le altre cose, delle “Memorie Storiche di Popoli”, prima vera opera completa sulla storia della città.
La fine del XIX secolo segna la nascita del popolose più famoso nel mondo, l’ Ing. Corradino D’Ascanio: nato a Popoli il 1 febbraio 1891, è il progettista e costruttore dell’ Elicottero, nonché il primo a farlo volare davvero nel 1930, ed anche inventore, per la ditta Piaggio nel 1946, dello Scooter Vespa.
L’Ospedale “SS. Trinità”, prima chiamato “Ospedale S. Angelo”, era già in attività nel 1529.
Popoli ha dato il suo pesante contributo di vite umane alle due Guerre Mondiali; a causa della sua posizione geografica e del suo famoso Ponte sull’ Aterno, tra ottobre 1943 e maggio 1944, subì numerosi bombardamenti, con un totale di 98 morti e buona parte dell’ abitato distrutto. Per questo Popoli è stato insignito della Medaglia d’ Argento al Valor Civile.
Dal 2005 Popoli può vantare il titolo di “CITTA’ ”.
